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Ascolto consigliato: Frah Quintale “Si, Ah”

 

Sarà la primavera o il fatto che sono single, fatto sta che una serie di situazioni, mi hanno fatto prendere coscienza di quanto la gente ami la filosofia dell’eterno ritorno,  come teorizzava Nietzche.

Sono 9 anni che faccio la p.r. e ho incontrato nel mio percorso tante persone, gente diversa per cultura, estrazione sociale, grado di intelligenza o stupidità, eppure tutte accomunate da un’unica cosa: la voglia di concedersi a nuove conoscenze! Noi possiamo incontrare anche cento persone al giorno ma difficilmente anche solo una segnerà la nostra giornata.

Quando questo capita usiamo il termine ‘infatuazione’, ci invaghiamo di un nostro simile come se fosse la prima volta nella nostra vita, invece è gia successo ma non ce lo ricordiamo! Un po come si parla del parto, sembrerebbe che il grado di dolore sia talmente intenso che le neo mamme lo rimuovano, altrimenti col cavolo che continuerebbero a generare figli!

Quindi mi è saltata all’occhio questa analogia: parto/amore.

Se è vero che quando ci innamoriamo siamo al settimo cielo (che è una definizione che detesto ma è passpartout per spiegare certe emozioni) quando ci disinnamoriamo soffriamo terribilmente e nessuno di noi avrebbe l’ardire di rifare l’esperienza, se non avesse rimosso il dolore a cui è legata.

Sarà vero quindi che la fine di una storia ha bisogno di un tempo che non ha scadenze ne orari da rispettare, bisogna somatizzare il colpo, prima che ci si possa rigenerare e no, non credo alla teoria del chiodo schiaccia chiodo, almeno con me non ha funzionato!

Così la neo mamma deve dimenticare il dolore fisico, per avere voglia di riprovare questa esperienza mistica, dicono sia la quinta essenza dell’amore che si può provare per un essere umano (che non sia se stesso).

Il parto è la nascita, la creazione è ciò che accomuna tutti noi, e non ci può essere parto se prima non c’è stato amore, intendo anche solo quello fisico.

Quindi mi sembra che innamorarsi sia quasi come venire al mondo ogni volta.

Risorgiamo dalle nostre ceneri come l’Araba Fenice? Perché lo facciamo?

Ok, per l’istinto di sopravvivenza e preservazione della specie… si poi?

Perché non ne possiamo fare a meno forse, come dice il mio terapeuta: “Due cose non si possono scegliere nella vita: L’amore e la morte”.

Perché anche quando cerchiamo di farne a meno, una forza invisibile ci spinge verso quell’individuo, mettendoci irrimediabilmente con le spalle al muro (altra espressione che detesto ma vedi sopra) ed è così che compare quella scritta luminosa nel tuo cervello “Ok, sei Cotta!”.